Le fotografie che scattiamo e conserviamo sono considerate da sempre uno scrigno della memoria al quale attingere per rivivere stati d’animo provati in passato e sui quali riflettere i sentimenti del presente. Ma oggi la fotografia serve davvero a ricordare?
Le fotografie ci permettono di andare oltre il tempo facendoci, spesso, ripercorrere un viaggio nel passato e generando in noi una varietà di sensazioni: gioia, malinconia, tristezza, entusiasmo. Guardare una vecchia fotografia è un po’ come tornare a certi momenti passati; entriamo in quegli stessi stati emotivi e ne viviamo di nuovi. A volte, le fotografie ci avvicinano a persone che non ci sono più. Anche qui l’impatto emotivo è molto forte: la fotografia ci aiuta a rivivere e a far perdurare un legame che nel qui e ora non è più esperibile. Spesso raffigurano persone che riteniamo significative o elementi che corrispondono a eventi o momenti importanti della nostra vita; sono ricordi che dureranno nel tempo e creeranno quella successione di fatti che costituirà la nostra autobiografia.
Come affermava Roland Barthes, saggista e semiologo francese: “Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai più ripetersi esistenzialmente”.
RIPETERE L’IRRIPETIBILE
Ogni fotografia racchiude in sé, quindi, un significato affettivo ed emotivo che dipende da chi la osserva: tale significato si genera in modo spontaneo proprio nel momento in cui la persona guarda quella foto. Pertanto, soprattutto quando si tratta di una fotografia non scattata da chi osserva, il senso può cambiare ed essere diverso da quello che il fotografo voleva trasmettere poiché il significato emotivo dell’immagine è fortemente influenzato dalla percezione individuale e dall’esperienza di vita di chi osserva.
Rivedersi in una fotografia dopo tanto tempo, spesso anni, è una sensazione davvero potente. È un atto che innesca un vortice di pensieri ed emozioni coinvolgenti. Ma oggi viviamo davvero quei momenti “fotografabili” con solennità e parsimonia come accadeva in passato? O siamo totalmente presi dal fotografare compulsivamente e indiscriminatamente tutti gli eventi della nostra vita senza essere effettiva- mente connessi con la nostra realtà?
MEMORIA E FOTOGRAFIA
Un’indagine svolta nel 2013 dalla psicologa cognitiva Linda Henkel ha messo in evidenza gli effetti negativi sulla memoria derivanti dallo scattare fotografie. Questo studio ha rilevato come le persone che partecipavano a un evento e scattavano fotografie avevano un ricordo peggiore degli oggetti fotografati rispetto a chi non aveva a disposizione una fotocamera. Dunque, è emerso che scattare fotografie affievolisca la capacità di ricordare proprio come se, inconsciamente, la persona pensasse che avendo a disposizione la fotografia, non abbia bisogno di ricordare poiché può rinnovare l’esperienza guardando l’immagine quando lo desidera.
Pertanto, sembrerebbe che fotografare continuamente non ci permette di vivere a pieno la situazione poiché la facile disponibilità di immagini possa alleggerire l’impegno nell’esserci di quel momento. Tale ipotesi era stata avvalorata anche da un altro studio svolto nel 2011 (Sparrow, Lui, & Wegner) in cui è emerso che il gruppo di studenti che, dopo una richiesta specifica di lavoro al computer, credeva che i file lavorati venissero cancellati ha dimostrato di avere maggior memoria dei contenuti di cui si è occupato, a differenza di coloro che sapevano che quegli stessi file sarebbero rimasti in memoria. Pertanto, se sappiamo di poter usufruire di una sorta di “memoria esterna”, tendiamo a dedicare uno sforzo minore della nostra memoria interna per ricordare.
Una mattina mi trovavo di fronte a un cielo grigio, privo di quelle nuvole drammatiche che solitamente cerco e che danno carattere a una fotografia, come insegnano tutti i buoni corsi o manuali.
Avevo pianificato di uscire a fotografare, ma tutto sembrava spingermi a rinunciare. In quel momento avrei potuto riporre la fotocamera e tornare a casa. Anzi, la tentazione era forte. Sono abbastanza sicuro che molti di voi che state leggendo questa newsletter – forse proprio tu – avrebbero fatto lo stesso.
Eppure, ho scelto di scattare comunque. Ho imparato che l’atteggiamento con cui affrontiamo una scena può fare la differenza. Non è il meteo o il soggetto a definire una fotografia, ma lo sguardo con cui lo interpretiamo.
La negatività è contagiosa
Ci sono state volte in cui mi sono ritrovato a vedere solo il lato negativo di ciò che mi circondava. Magari il meteo non era quello che avevo previsto, la luce non era ideale, o semplicemente non riuscivo a trovare il soggetto che avevo immaginato. In quei momenti, senza rendermene conto, iniziavo a scivolare in un circolo vizioso.
Ogni elemento che non andava come speravo diventava una scusa per giustificare il mio malumore.
E sapete cosa succede quando ci lasciamo trascinare da questo atteggiamento? La negatività si amplifica. Non riusciamo più a vedere le opportunità che ci sono attorno a noi. La creatività si blocca, la curiosità svanisce, e la nostra energia viene risucchiata in un vortice di frustrazione.
Il problema è che questo circolo vizioso non si ferma lì. Più ci focalizziamo sui lati negativi, più ci convinciamo che l’intera uscita sia stata un fallimento. E alla fine, torniamo a casa insoddisfatti, pensando di aver perso tempo, quando in realtà siamo stati noi stessi a sabotare quell’esperienza.
La lente attraverso cui guardiamo il mondo
Quello che ho imparato è che il nostro atteggiamento è una lente attraverso cui guardiamo il mondo. Se la nostra lente è negativa, vedremo solo limiti. Ma se riusciamo a cambiare prospettiva, se decidiamo di abbracciare le sfide e cercare le opportunità anche nelle situazioni apparentemente avverse, tutto cambia.
Ciò non significa ignorare le difficoltà, ma accettarle come parte del percorso. Quel cielo grigio che sembra rovinare la nostra sessione può trasformarsi in uno sfondo perfetto per un’atmosfera drammatica. Quella strada deserta può diventare l’ambientazione per una scena minimalista.
La fotografia è, in fondo, un riflesso di come vediamo il mondo. Se impariamo a vedere il bello anche nei dettagli imperfetti, non solo miglioreremo le nostre immagini, ma vivremo ogni uscita come un’esperienza arricchente.
La fiducia
Alcuni scatti, che sul momento sembrano banali, possono rivelare un grande potenziale in fase di sviulppo del file. Durante quella giornata, ho lasciato che il processo creativo prendesse il sopravvento, sperimentando senza giudizio. Ogni scatto è un passo verso il miglioramento e un’opportunità per imparare.
Alcuni suggerimenti per mantenere un mindset positivo:
Non giudicare subito i tuoi scatti. Riguardali con calma e lascia che lo sviluppo mostri il loro vero valore.
Abbraccia la sperimentazione. Non tutte le foto saranno perfette, e va bene così. Sono parte del percorso per migliorare.
Goditi il momento. Ogni uscita è un’occasione per connetterti con la natura e migliorarti a prescindere dal risultato che ottieni fotograficamente.
Un suggerimento…
Un elemento chiave della fotografia di paesaggio è il modo in cui usiamo i colori e componiamo l’immagine. Durante un tramonto, puoi osservare come il blu delle zone in ombra si contrappone ai toni arancioni del cielo. Questo contrasto ti permette di dare una marcia in più alle tue fotografie.
Questa immagine tre la forza dalla sua prospettiva, ma non sarebbe stata sufficiente senza la contrapposizione dell’arancione del tramonto a destra con il blu a sinistra.
La teoria del colore è uno strumento potente. Usare coppie di colori opposti, come blu e arancione o verde e magenta, aggiunge dinamismo alle immagini. Tuttavia, è importante mantenere la semplicità per evitare che lo scatto risulti confuso.
Ecco alcune tecniche che utilizzo:
Contrasto cromatico: Sfrutto colori opposti per immagini vivaci.
Semplicità: Riduco gli elementi nell’inquadratura per focalizzare l’attenzione sul soggetto principale.
Pulizia visiva: Elimino dettagli superflui per un risultato leggibile e chiaro.
Tutti metodi per rendere una foto a primo impatto “banale”, interessante.
Altro esempio di foto dove lo scoglio illuminato di arancione si contrappone con la superficie blu del mare.
La Dedizione che Ripaga
Un dato che mi ha colpito è che, su oltre 12.000 scatti in un anno, solo poche centinaia sono stati selezionati per l’editing e ancora meno per le gallerie. Questo mi ha insegnato che la fotografia è anche un processo di selezione e miglioramento continuo.
Conclusione
La fotografia di paesaggio è molto più che scattare belle immagini. È un viaggio fatto di passione, dedizione e sperimentazione. Ogni scatto racconta una storia e rappresenta una connessione profonda con la natura.
Quindi, la prossima volta che qualcosa non va come previsto, fai un respiro profondo, guardati attorno e chiediti: qual è la storia che posso raccontare con quello che ho davanti?
La risposta potrebbe sorprenderti.
3 GADGET CONSIGLIATI
Questi sono accessori che utilizzo personalmente nella mia attività fotografica (e non solo). Si tratta di strumenti che potrebbero esserti utili e che, spesso, mi chiedete nei commenti dei video quando li vedete in azione.
Acquistando tramite questi link consigliati, contribuisci a sostenere il mio progetto: ricevo infatti una piccola percentuale (circa l’1%) sul valore dell’acquisto, senza alcun costo aggiuntivo per te.
Sono appassionato di fotografia e vorrei iniziare a fotografare. Il mio budget non è illimitato ma allo stesso tempo non voglio fare un acquisto non calibrato di cui poi mi pentirei a breve tempo. Sono rientrato tra due soluzioni, una fotocamera entry-level e una semi-professionale. Le Prenderei entrambe con un obiettivo generico, sai darmi qualche consiglio?“
Questa è una delle domande che mi vengono fatte più spesso durante i mie corsi e meeting fotografici che tengo.
Sembra una domanda semplice, di facile soluzione e alla portata anche di un semplice appassionato che conosce il mondo della fotografia da poco.
IMPARARE A FOTOGRAFARE
In realtà è facile dare una risposta errata, o un consiglio un po’ troppo alla buona e questo può portare a delle conseguenze molto spiacevoli.
Niente di sconvolgente a confronto con i fatti che succedono tutti i giorni, ma è facile perdere la passione e fiducia nella fotografia solo perché qualcuno magari ti ha dato un consiglio sbagliato — sicuramente in buona fede — nel momento sbagliato.
Anni fa ho visto un film che si chiama “The butterfly effects” (effetto farfalla) nel quale un ragazzo dispone un potere particolare che gli permette di modificare degli eventi chiave accadutigli nel passato, modificando quindi il presente.
Voleva sfruttare questa sua capacità per intervenire e correggere certe situazioni vissute in passato, ma ogni volta che lo faceva le conseguenze sul suo presente erano impressionanti. (Questo film prende ispirazione a sua volta ad un episodio di un film più vecchio dove un escursionista del futuro calpesta una farfalla, e questo fatto provoca una catena di allucinanti conseguenze per la storia umana).
Che cosa centra con la fotografia e con questo articolo? beh.. forse mi è venuto in mente questo film perché ho conosciuto tantissime persone che hanno abbandonato la fotografia solo perché hanno ricevuto un insignificante, seppure in apparenza, consiglio sbagliato nel momento più cruciale nella loro crescita fotografica.
COME FOTOGRAFARE
Uno dei principali motivi che ti possono portare all’abbandono dell’approfondimento della fotografia è che che non riesci ad ottenere risultati soddisfacenti quando ti approcci a fotografare.
Garantito al limone!
Sarei pronto a scommettere in questo momento la mia attrezzatura fotografica: metti un fotografo alle prime armi nelle condizioni di non riuscire ad ottenere foto decenti e l’abbandono della fotografia entro 1 mese è garantito.
Quanto è frustrante tutto ciò?
Guardi le tue foto e, al confronto con quelle che trovi su certi siti on line (posso citare lo splendido 500px ad esempio, dove trovi degli autori che pubblicano delle foto incredibili), pensi di non essere in grado, che non faccia per te.
In realtà non è vero che tu non sei in grado di fare fotografia! Le cose stanno diversamente.
NON E’ LA FOTOCAMERA CHE RENDE MIGLIORI
No, adesso non sto per citarti la solita solfa del “la foto la fa il fotografo bla bla bla bla”. Una cosa che contraddistingue gli articoli che scrivo e le guide che pubblico, è la mia tendenza ad essere sempre molto realista e pratico.
Senza scomodare la perseveranza, costanza ed esperienza che si matura col tempo (tutte cose trite e ritrite, seppure utili e vere), ma rimanendo strettamente in ambito tecnico, nel crearti il tuo corredo fotografico devi avere una visione più ampia quando vuoi iniziare a fotografare.
Ecco una parola chiave da tenere a memoria:
OCALIZZATI SUL RISULTATO CHE VUOI OTTENERE
COSA FOTOGRAFARE?
Se vuoi realizzare foto come queste non ha senso investire tutto il tuo budget solo nella fotocamera più performante in commercio.
COSA TI SERVE PER FOTOGRAFARE QUESTO CONTESTO?
Questo è un breve elenco degli ingredienti che ti servono per imparare a fotografare bene, senza perderti in inutili “tecnicismi”.
Se clicchi su ogni link verrai re-indirizzato a degli articoli specifici dove ho trattato il rispettivo tema in modo un pò più dettagliato.
un obiettivo discreto con paraluce Tutto qui? Si. PERCHÉ BASTA QUESTO PER FOTOGRAFARE? Sembra assurdo, ma non sto inventando. Son le piccole cose che fanno la differenza. Già le reflex entry-level ti permettono di realizzare delle immagini strepitose, se dotate degli accessori giusti per lo scopo. Uno dei fotografi più noti nel palinsesto della fotografia naturalistica italiana, ai suoi esordi, scattava con una reflex base (Canon 400D dal valore sull’ordine delle 300–400 euro), ma ci metteva davanti un obiettivo professionale di estrema qualità. Le foto che realizzava facevano impallidire i risultati ottenuti da alcuni facoltosi appassionati che, invece, avevano investito migliaia di euro (tutto il budget se non addirittura fatto un finanziamento…) per acquistare la reflex professionale top di gamma, per poi usarle con l’obiettivo standard. Ovviamente faceva anche meglio di coloro che prendevano la fotocamera di ultima generazione ma poi, spesi tutti i soldi nel corpo macchina, acquistavano obiettivi generici tutto fare dal costo ridotto e di sotto marca. Hei… non sto parlando di bravura dal punto di vista artistico, ed infatti nemmeno cito di chi è il fotografo, ma sto parlando di una differenza qualitativa d’immagine dal punto di vista tecnico. Ad esempio potesti chiederti “che senso ha spendere soldi per un filtro neutro?“ Beh… ha senso farlo se vuoi fare della fotografia di paesaggi di impatto e che lasci a bocca aperta gli osservatori, un filtro del genere – che magari ti può costare anche 50 Euro – permette di fare la differenza tra una foto qualunque di una cascata e questa qui sotto.
Tutto qui? Si.
Ti piace il reportage di strada e vorresti poter effettuare degli scatti spettacolari?
Che tu sia una persona estroversa che non si fa tanti problemi ad avvicinarsi agli altri, o che tu preferisca catturare le immagini a distanza, non importa.
Prima di continuare, se i contenuti che realizzo ti piacciono o ti tornano utili, ti propongo di iscriverti alla mia newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai subito un contenuto gratuito di valore (clicca qui per scoprire di cosa si tratta), ma anche delle newsletter con consigli e punti di vista che non trovi nel blog!
COSA TI SERVE PER FOTOGRAFARE QUESTO CONTESTO?
Se clicchi su ogni link verrai re-indirizzato a degli articoli specifici dove ho trattato il rispettivo tema in modo un pò più dettagliato.
una fotocamera discreta e leggera come una mirrorless
Tutto il resto non è essenziale oltre a queste tre cose.
Ci avevi mai pensato alla tracolla? Scommetto di no! Eppure è una cosa fondamentale nel reportage.
Una fotocamera leggera su una tracolla comoda e discreta che sia efficiente è molto importante per la fotografia di strada.
La scelta dell’obiettivo è una cosa soggettiva. Se ti piace stare a distanza, senza interagire con la persona ed inquinando la situazione, potresti trovare ideale una focale da 85mm oppure 135mm.
Se invece ti piace essere a contatto con le persone, in mezzo alla scena, potrebbe essere più utile un 24mm/35mm/50mm.
La cosa importante è che sia un obiettivo che permetta di avere grandi aperture di diaframma, in modo tale da poter creare degli sfocati artistici molto interessanti (bokeh), oltre a permetterti di scattare a mano libera senza problemi.
Se fai questo tipo di fotografia tra la gente il mezzo non deve intralciarti e nemmeno essere eccessivamente vistoso.
Non a caso la famosa LEICA serie M è stata una delle fotocamere più famose per questo ambito. Compatta, leggera e resistente (anche se estremamente costosa).
Usata con un ottica fissa luminosa, come il 50mm, permetteva di essere un vero e proprio coltellino svizzero per affrontare qualsiasi situazione si presentasse.
Ti interessa la fotografia naturalistica e vorresti poter effettuare degli scatti come questa che ti ho messo qui sopra?
COSA TI SERVE PER FOTOGRAFARE QUESTO CONTESTO?
Se clicchi su ogni link verrai re-indirizzato a degli articoli specifici dove ho trattato il rispettivo tema in modo un pò più dettagliato.
COSA NON TI SERVE PER FOTOGRAFARE QUESTO CONTESTO?
una fotocamera in grado di realizzare 10 foto al secondo
E qui casca l’asino! Scommetto che quel “non ti serve una fotocamera in grado di realizzare 10 foto al secondo” ti sta un po’ stretta vero? Te lo concedo, 10 foto al secondo sarebbero comode, ma non sono essenziali.
In questo articolo voglio farti capire come spesso si tenda a sopravvalutare delle funzionalità che in realtà sono marginali.
Ormai tutte le fotocamere, anche quelle entry-level, permettono di realizzare scatti a raffica da 3 o 4 scatti al secondo.
Sai cosa vuol dire 4 scatti al secondo? Pronuncia normalmente i numeri 1001 e 1002 in sequenza: nel tempo che tu hai pronunciato questi due numeri la fotocamera ha già fatto 8 foto.
In realtà quello che fa la differenza in questo tipo di fotografia, specie all’inizio, è l’obiettivo fotografico.
Ho fatto fotografia naturalistica per un bel po’ di tempo e con tutto il cuore ti consiglio di investire il meno possibile sulla fotocamera, anche se ha poca raffica e poco buffer fregatene, ma fai di tutto per poter acquistare uno di questi obiettivi:
Costano. Tanto. Troppo forse per uno studente che non lavora. Anche se non serve che siano stabilizzati, specie all’inizio.
Però questo sacrificio, specie in fotografia naturalistica, paga moltissimo. Voi realizzare foto scarse? Prendi un obiettivo 18–300mm. Non mi serve sapere su che fotocamera lo usi.
COME SI OTTENGONO BUONE FOTO?
Credo sia abbastanza chiaro ormai dove voglio arrivare. Il concetto che voglio far recepire te che leggi questo articolo è che:
Non servono le fotocamere migliori per fare foto migliori
Quello che devi fare è riuscire a crearti, in base al tuo budget disponibile, un kit fotografico ragionato considerando anche gli accessori necessari ad ottenere le foto che vuoi fare.
Per questo prima ho detto che devi avere una visione più ampia.
Se riesci a fare questa cosa senza farti tentare dall’investire tutto il tuo budget nell’acquisto dell’ultima trovata tecnologica in fatto di fotocamere, ti ritroverai per le mani un kit fotografico esplosivo, un kit che ti permetterà di ottenere i risultati fotografici che hai in mente, divertendoti veramente a fare fotografia e rimanendo tu stesso impressionato dai risultati che sarai in grado di ottenere.
DUBBI?
Hai dubbi sul kit da prendere o vuoi semplicemente avere un consiglio per iniziare a fotografare? Usa questo blog!
Questo contenuto ti è piaciuto o ti è stato utile? Iscriviti alla mia newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai subito un contenuto gratuito di valore (clicca qui per scoprire di cosa si tratta), ma anche delle newsletter con consigli e punti di vista che no
CORSO BASE DI FOTOGRAFIA TEMPO DI ESPOSIZIONE, APERTURA DI DIAFRAMMA, ISO L’esposizione di una foto dipende essenzialmente da 3 fattori: tempo di esposizione, apertura di diaframma, sensibilita’ del sensore o della pellicola (ISO). Questi tre valori sono legati tra loro e fanno la differenza tra una foto esposta correttamente e una che invece non lo è. Per renderlo piu’ intuitivo, immaginate di dover riempire un bel bicchierone graduato per fare il risotto in busta. Vi servono 400 ml d’acqua: se ne mettete di piu’ vi viene un risotto liquido (foto sovraesposta) se ne mettete di meno, il riso rimane crudo (foto sottoesposta). Il tempo che ci mettete a riempire il bicchiere e’ il tempo di esposizione e dipende da quando aprite il rubinetto (apertura di diaframma). Se aprite poco il rubinetto avrete un flusso piccolo piccolo e molto preciso, non farete uscire dal bicchiere nemmeno una goccia d’acqua e ci metterete molto piu’ tempo. Se aprite un sacco il rubinetto ci metterete due secondi, ma e’ facile che schizziate un po’ in giro. Qual e’ la scelta migliore da fare? Dipende. Dipende da quello che volete ottenere e dal soggetto. TEMPI, DIAFRAMMI, SENSIBILITA’ Aumento della Profondità di campo DIAFRAMMA (apertura) f: 1,4 2 2,8 4 5,6 8 11 16 22 32 Quantità di luce
mosso congelato TEMPO DI OTTURAZIONE t : 1” 2 4 8 15 30 60 125 250 500 1000 2000
Quantità di luce
(nota: dopo il tempo di 1”- un secondo – i numeri che seguono sonoi denominatori delle rispettive frazioni, ad es. Con 2 si indica ½ secondo, con 4 ¼ sec. e così via) Capacità di registrazione della luce SENSIBILITA’ ISO: 25 – 50 – 100 – 200 – 400 – 800 – 1600 – 3200 – 6400 – 12800
PROFONDITA’ DI CAMPO Direttamente legata all’apertura di diaframma e’ la profondita’ di campo, cioe’ l’area all’interno della quale quello che fotografo e’ a fuoco. Elevati numeri f indicano un diaframma molto chiuso: la luce passa in un filiiino ed ha tutto il tempo di andare a impressionare la pellicola in modo ordinato e pulitino. Invece bassi numeri f indicano un diaframma bello aperto, con la luce che entra in modo abbondante. A livello pratico qual e’ la differenza? come vedete, nella foto di sinistra, scattata con un’apertura ridotta (f11) Sigmund e lo sfondo sono a fuoco. Nella foto di destra, invece, scattata a f 2.8, Sigmund e’ a fuoco, ma il post-it di sfondo mica tanto. In generale per i ritratti e’ meglio usare aperture che sfochino lo sfondo, mantenendo il soggetto nitido. Mentre nei panorami si tende a preferire una profondita’ di campo un minimo piu’ estesa.
L’apertura di diaframma non e’ l’unica cosa che influenza la profondita’ di campo. Per farla molto breve: maggiore e’ la distanza dal soggetto, maggiore e’ la profondita’ di campo (ovvero essere a un metro invece che a un metro e mezzo e’ molto piu’ influente che essere a 500 metri invece che a 400). E inoltre un teleobiettivo ha una PDC molto piu’ ristretta di un grandangolo (che infatti viene piu’ comodo se abbiamo bisogno di avere a fuoco sia lo sfondo che il primo piano). Ovviamente se apro molto il diaframma ho bisogno di tempi di esposizione piu’ brevi per riempire il mio bicchiere d’acqua, mentre se tengo il diaframma chiuso ci mettero’ un sacco di piu’. E che importanza ha? se sto fotografando un sasso e ho la macchina ben piantata su un cavalletto, fondamentalmente niente. Ma le cose cambiano se devo fotografare a mano libera o se il mio soggetto si muove. In queste foto il soggetto muoveva la testa e se nella p
PROFONDITA’ DI CAMPO Direttamente legata all’apertura di diaframma e’ la profondita’ di campo, cioe’ l’area all’interno della quale quello che fotografo e’ a fuoco. Elevati numeri f indicano un diaframma molto chiuso: la luce passa in un filiiino ed ha tutto il tempo di andare a impressionare la pellicola in modo ordinato e pulitino. Invece bassi numeri f indicano un diaframma bello aperto, con la luce che entra in modo abbondante. A livello pratico qual e’ la differenza? come vedete, nella foto di sinistra, scattata con un’apertura ridotta (f11) Sigmund e lo sfondo sono a fuoco. Nella foto di destra, invece, scattata a f 2.8, Sigmund e’ a fuoco, ma il post-it di sfondo mica tanto. In generale per i ritratti e’ meglio usare aperture che sfochino lo sfondo, mantenendo il soggetto nitido. Mentre nei panorami si tende a preferire una profondita’ di campo un minimo piu’ estesa.
L’apertura di diaframma non e’ l’unica cosa che influenza la profondita’ di campo. Per farla molto breve: maggiore e’ la distanza dal soggetto, maggiore e’ la profondita’ di campo (ovvero essere a un metro invece che a un metro e mezzo e’ molto piu’ influente che essere a 500 metri invece che a 400). E inoltre un teleobiettivo ha una PDC molto piu’ ristretta di un grandangolo (che infatti viene piu’ comodo se abbiamo bisogno di avere a fuoco sia lo sfondo che il primo piano). Ovviamente se apro molto il diaframma ho bisogno di tempi di esposizione piu’ brevi per riempire il mio bicchiere d’acqua, mentre se tengo il diaframma chiuso ci mettero’ un sacco di piu’. E che importanza ha? se sto fotografando un sasso e ho la macchina ben piantata su un cavalletto, fondamentalmente niente. Ma le cose cambiano se devo fotografare a mano libera o se il mio soggetto si muove. In queste foto il soggetto muoveva la testa e se nella prima una velocita’ di 1/60 di secondo e’ riuscita a fermare il movimento, il secondo di esposizione che ci e’ voluto nella foto di destra non ha avuto lo stesso successo. Ma qual e’ la velocita’ minima sotto la quale evito di avere foto mosse senza un cavalletto? Eh, dipende. Dipende da quanto siete in grado di tenere ferma la macchina mentre scattate e da quanto veloce e’ il movimento del soggetto. A spanne possiamo dire che esiste una regola di reciprocita’ tra la lunghezza della focale e il tempo necessario a fermare il movimento: con un 50 mm a 1/60 di secondo avrete foto ferme. Con un teleobiettivo di 300 mm vi servirà 1/320. Quando c’e’ poca luce, potete tranquillamente scattare anche a 1/15 di secondo a mano libera. Cercate una posizione stabile (tipo appoggiate le spalle a un muro) e trattenete il fiato quando scattate. Ancora meglio: mettete il timer e trattenete il fiato quando la macchina scatta e voi non spostate niente con le vostre dita. E come faccio se il mio esposimetro mi dice di scattare a 1/30 di secondo e io ho ASSOLUTAMENTE bisogno di scattare a 1/60? Apro il diaframma! (tempo e diaframma sono correlati) 1/30 a f 8 corrisponde a 1/60 a f5.6 Se voglio assolutamente avere sia 1/60 che f8 (perche’ voglio avere una maggiore profondita’ di campo) posso fare 2 cose: 1) incrementare in qualche modo la luce presente 2) alzare gli ISO. GLI ISO Nella metafora del bicchiere, gli ISO e’ come se fossero il filtro del lavandino, quello che trattiene le impurità dell’acqua che preferiremmo, ovviamente, non dover infilare nel nostro risotto. ISO bassi corrispondono a filtri a maglia sottile, che trattengono piu’ o meno tutte le impurita’, ma che magari rallentano lo scorrere dell’acqua. Piu’ alti gli ISO, piu’ larghe le maglie del filtro, piu’ acqua passa (ma anche piu’ impurità). In linea di massima, siccome la grana e il rumore digitali sono sempre un problema per la qualità delle fotografie, e’ sempre meglio scattare con gli ISO piu’ bassi possibile. Tenete conto che se ad una certa distanza puo’ sembrare che ci sia poca differenza
soprattutto nelle zone scure, e’ facile che il rumore (il disturbo) sia molto più rilevante (e in stampa si vede anche di piu’). E’ vero che esistono programmi che riducono il rumore, ma e’ anche vero che bisogna imparare a “trattarlo”. RICAPITOLANDO Quando l’esposimetro propone una coppia diaframma-tempo non è detto che sia quella desiderata o per motivi di nitidezza (diaframma) o per velocità del soggetto (tempo) e quindi occorre modificare tempo e diaframma in modo da ottenere l’effetto desiderato senza per questo alterare la quantità di luce che deve giungere alla pellicola. Intuitivamente si ha che chiudendo il diaframma (usando f più grandi) si fa arrivare meno luce e quindi si deve compensare usando un tempo d’esposizione più lungo; mentre usando un diaframma più aperto (f più piccoli) si fa arrivare più luce e quindi si deve compensare usando un tempo più breve. Esempio pratico: Se l’esposimetro propone f/4 e tempo di 1/500 ma per una maggiore profondità di campo vogliamo usare f/8 occorrerà impostare il tempo a 1/125, poichè ci siamo spostati coi diaframmi di due posizioni verso la luce (destra) occorre bilanciare spostandosi di due tempi verso il buio (sinistra). Se l’esposimetro propone f/22 e tempo di 1/4 ma abbiamo necessità di fotografare un oggetto in movimento dovremmo utilizzare tempi più rapidi, scegliendo 1/500 occorrerà impostare diaframma a f/2, poichè ci siamo spostati con i tempi di sette posizioni verso la luce (destra) occorre spostarsi con i diaframmi di sette posizioni verso il buio (sinistra). LUNGHEZZA FOCALE In una lente convergente i raggi provenienti da un soggetto molto lontano (infinito) convergono in un punto. La distanza tra il centro della lente e il piano focale (piano su cui si forma l’immagine nitida del soggetto) è la lunghezza focale (o, più semplicemente, focale) di quella lente. La lunghezza focale determina la grandezza dell’immagine sulla pellicola (rapporto di riproduzione). Questo implica che a parità di distanza soggetto/obiettivo, un obiettivo di focale lunga produce un’immagine più grande rispetto a un obiettivo di focale corta. RAPPORTO DI RIPRODUZIONE A parità di distanza di ripresa, un obiettivo di focale più lunga produce un’immagine più grande. Inversamente, per mantenere fissa la grandezza dell’immagine sulla pellicola al variare della lunghezza focale dell’obiettivo impiegato, dovremo variare la distanza da cui si riprende il soggetto, allontanandoci da esso con l’aumentare della lunghezza focale impiegata. Per ottenere la medesima grandezza dell’immagine, con un obiettivo a lunga focale bisogna allontanarsi dal soggetto. Per lunghezza focale standard (o lunghezza focale normale) si intende quella all’incirca uguale alla diagonale del fotogramma impiegato, o di poco superiore. Ad esempio, nel formato 24×36 mm (diagonale = 43 mm) viene considerato normale un obiettivo di 50 mm di lunghezza focale. Luminosità La luminosità (o apertura relativa) è l’indicazione della quantità di luce che l’obiettivo lascia passare e corrisponde, normalmente, all’apertura massima di diaframma. Generalmente, infatti, quando non specificato, la luminosità di un’ottica coincide con il diaframma più grande presente. La luminosità di un obiettivo dipende dalla lunghezza focale (più è lungo maggiore sarà la quantità di luce assorbita) e dalla grandezza della lente frontale (più è grande, maggiore sarà la quantità di luce che può entrare). Il calcolo della luminosità di un’ottica è infatti dato dal diametro della lente frontale diviso la focale. E’ per questo motivo che si parla di apertura relativa, in quanto la luminosità è data dalla relazione tra questi due fattori. Questo spiega perché le ottiche molto luminose hanno delle lenti frontali sproporzionate rispetto le altre dell’obiettivo. I vantaggi delle ottiche più luminose (rapporto 1:1,2 , 1:1,4, 1:1,8 ecc.) sono evidenti, a parità di pellicola permettono tempi di esposizione brevi, ed a volte di fotografare a mano libera in condizione di luce proibitiva; di contro (oltre ad un costo molto elevato) possono essere (alla massima apertura di diaframma) leggermente meno nitidi. f = lunghezza focale / diametro lente Fattori che incidono sulla profondità di campo Ci sono molti fattori che incidono sulla profondità di campo in uno scatto. I più importanti sono la lunghezza focale, la distanza del soggetto, e l’impostazione del diaframma della fotocamera. Lunghezza focale Si usa dire che obiettivi con lunghezza focale maggiore (come i teleobiettivi) hanno una PdC minore, e viceversa. In effetti, questa affermazione richiede una precisazione, in quanto il rapporto fra PdC e focale consegue più dall’uso tipico che si fa delle focali di diversa lunghezza (focali lunghe per riprendere oggetti distanti, corte per soggetti vicini) che non da proprietà fisiche delle lenti. Questo concetto può essere chiarito con un esempio. Si consideri un fotografo che usa una focale a 400 mm (nel caso di digitale sensore FullFrame) per riprendere un uccello a 10m di distanza. Con un’apertura di diaframma di f/2,8, la PdC risulta essere di 10 cm. Se lo stesso fotografo cambiasse obiettivo passando a un 50 mm, la PdC passerebbe a 7,62 m, “confermando” la menzionata affermazione sul rapporto fra PdC e lunghezza focale. Tuttavia, se il fotografo volesse ricomporre l’immagine in modo che l’uccello occupi lo stesso spazio di prima nel fotogramma, dovrebbe avvicinarsi al soggetto fino a una distanza di 1,25 m. A questo punto, la PdC tornerebbe a essere (quasi) esattamente come prima, ovvero 10 cm. Distanza dal soggetto A parità di tutto il resto, la messa a fuoco di un soggetto lontano risulta avere una maggiore PdC rispetto a quella di un soggetto vicino. Apertura del diaframma. La profondità di campo varia al variare dell’apertura del diaframma: aumenta man mano che chiudiamo il diaframma.
Grande profondità di campo Piccola profondità di campo Lunghezza focale corta Lunghezza focale lunga Grande distanza dal soggetto Piccola distanza dal soggetto Diaframma chiuso (valore grande) Diaframma aperto (valore piccolo) TIPI DI OBIETTIVI Normali: Obiettivi che hanno lunghezza focale pari a 50mm Grandangolari: Obiettivi che hanno una lunghezza focale inferiore a 50mm. Teleobiettivi: Obiettivi che hanno una lunghezza focale superiore a 50mm ZOOM: Obiettivi la cui lunghezza focale è variabile e si dividono in zoom grandangolari, zoom teleobiettivi e zoom ibridi. Angolo di campo Obiettivi e sensori digitali Nella pagina dedicata ai sensori digitali si diceva che la dimensione del sensore determina la dimensione dell’immagine registrata, quindi influenza le proporzioni fra soggetto e fotogramma. Come già detto, un sensore di dimensioni ridotte porta ad una riduzione del campo inquadrato rispetto a quello inquadrato in condizioni full-frame: Questa riduzione del campo inquadrato è paragonabile ad un aumento della lunghezza focale dell’obiettivo: è come se si stesse fotografando con un obiettivo più potente, cioè con un angolo di visione più stretto. In modo molto facile da ricordare si può pensare che un obiettivo di focale 100mm equivarrebbe ad un 130mm su sensore 1.3x e ad un 160mm su sensore 1.6x. Quindi, il rapporto fra i diversi sensori è un rapporto di moltiplicazione della lunghezza focale dell’obiettivo per un fattore di conversione 1.3 o 1.6 rispetto al full-frame. Ma sempre dal punto di vista del campo inquadrato, non della lunghezza focale che rimane sempre quella! Ne consegue che, montando un obiettivo progettato per il full-frame su una fotocamera dotata di sensore più piccolo, si ottiene un campo più stretto, equivalente ad una lunghezza focale maggiore. Questo è di grande vantaggio nella fotografia con teleobiettivo, o in macrofotografia, dal momento che la potenza dell’obiettivo viene aumentata. Lo svantaggio è invece nelle focali “corte”, o grandangolari, dal momento che un grandangolare progettato per il full-frame darà angoli di campo da obiettivo “normale” sul sensore di dimensioni minori, pur rimanendo di lunghezza focale grandangolare:
Per “luce calda” si intende una luce tendente al giallo/arancione, tipo quella del fuoco, con un valore basso nella scala dei gradi Kelvin (sotto i 3200 K) Per “luce fredda” invece, si intende generalmente una luce tendente al blu/azzurro, tipo quella della neve o del cielo azzurro, e con valori K più alti (dai 6500 K in su). A circa metà della scala dei gradi Kelvin avremo una temperatura colore “neutra”, per capirci meglio, con dei bianchi che non presentano dominanti calde o fredde. Questa temperatura colore ( misurata intorno ai 5500 K) viene identificata con la luce del sole quando si trova nel suo punto più alto. Sulla stessa temperatura sono tarati tutti i flash e le lampade “daylight”, come dice la parola stessa (luce del giorno). Nella nostra fotocamera esistono dei pre-settaggi relativi al bilanciamento del bianco che corrispondono quasi sempre a queste voci: ombra, nuvoloso, flash, sole, fluorescenza,
Che sia un periodo d’oro per il tennis Italiano è SOTTO GLI OCCHI DI TUTTO IL MONDO MONDO, Ma da quest’oggi e non solo splende un altra stella nell’olimpo della racchetta, ed è un’ALTRA J, JANSMINE PAOLINI, IN ITALIA è UFFICIALMENTE PARTITA L’EPOCA J
A volte, a determinare la fortuna di un libro non sono una trama avvincente e un autore famoso. La macchina dell’editoria è complessa ed elaborata e queste sono 8 storie editoriali che vi lasceranno a bocca aperta
Libri che hanno fatto la storia dell’editoria: 8 casi curiosi che hanno rivoluzionato, scosso e sorpreso il pubblico
Avere tra le mani un libro non significa solo trovarsi davanti a una bella storia. Ci sono tantissimi elementi che contribuiscono alla genesi di un successo: l’autore, ovviamente, ha un ruolo cruciale, ma anche l’editore può cambiarne completamente le sorti di un libro. Proprio per questo, a volte non è solo la forza delle parole a determinare il trionfo: i libri che hanno fatto la storia dell’editoria, in effetti, raramente sono diventati celebri per i loro contenuti, quanto per le vicende attorno al libro stesso. Può trattarsi della scelta di una copertina fuori dagli schemi, di cambi di titoli inaspettati, di autori che sono diventati – volontariamente o meno – molto popolari e discussi. Storie editoriali nascoste dietro storie letterarie che abbiamo imparato ad amare: siete sicuri di conoscere davvero i vostri libri preferiti?
È la biografia di uno dei più grandi tennisti di sempre, ma anche una confessione decisamente inattesa: Andre Agassi è stato un campione, vincitore di 60 titoli ATP e 8 tornei dello Slam, numero uno per 101 settimane e primo uomo a vincere tutti i titoli dello Slam su tre superfici diverse. Un campione, ma distrutto dal suo stesso successo: si racconta senza censure a J.R. Moehringer, vincitore del Premio Pulitzer, e ne scaturisce un ritratto sincero, diretto, a tratti doloroso. Non è la qualità della prosa, però, a rendere Open un caso editoriale, ma la copertina del libro: per la prima volta nella storia, infatti, uno sportivo è stato ritratto in primo piano, una posa – fino a quel momento – riservata solo ai grandi scrittori. Un cambiamento epocale per il panorama editoriale.
2 Arancia Meccanica di Anthony Burgess
Se vi parlassimo di Un’arancia a orologeria, probabilmente, vi ritrovereste a brancolare nel buio. Quanto ad Arancia meccanica, invece, non ha bisogno di presentazioni. E se vi dicessimo che si tratta dello stesso libro? Un clamoroso cambio di titolo post-pubblicazione: il successo avuto dal film di Kubrick, infatti, spinse il romanzo di Burgess a cambiare titolo.
3 L’amica geniale di Elena Ferrante
Esperti, lettori e investigatori letterari si sono interrogati per anni su chi fosse realmente Elena Ferrante, autrice de L’amica geniale. A complicare ulteriormente la vicenda è stata la lettura comparata del giornalista Lino Zaccaria, che ha messo a confronto le opere di Elena Ferrante e di Domenico Starnone, sospettato di essere il vero autore della quadrilogia. Un’inchiesta che ha contribuito a rendere la già fortunata saga pseudo-famigliare un caso editoriale di successo, soprattutto perché l’autore avrebbe conservato per 30 anni l’anonimato prima di essere “scoperto”. Tra le prove addotte da Zaccaria, poi, c’è la moglie dello scrittore, Anita Raja, che potrebbe aver fornito una consulenza femminile. O, forse, essere lei stessa l’autrice dei romanzi. Chi è veramente Elena Ferrante? Non è dato saperlo.
4 Madame Bovary di Gustave Flaubert
«Oltraggio alla morale pubblica e religiosa e ai buoni costumi»: furono queste le parole che siglarono l’accusa a Gustave Flaubert per il suo allora sconcio Madame Bovary. Nel 1857, d’altra parte, un personaggio come Emma Bovary era un’eroina troppo scandalosa per il pubblico del tempo. E, così, il romanzo fu il primo e più clamoroso caso di intervento censorio pubblico in un’opera moderna. Lo scrittore, infatti, ottenne un grande successo, ma anche un’incriminazione contro la morale pubblica e religiosa.
La Storia di Elsa Morante
Secondo i dati diffusi all’epoca dall’editore, Einaudi, La Storia di Elsa Morante vendette 600mila copie nei primi cinque mesi. Un numero che sarebbe sconvolgente anche oggi e che nel 1974 era ancora più incredibile. D’altra parte, il romanzo ambientato nei quartieri popolari di Roma fu al centro di un dibattito culturale e politico. La lettura pessimistica degli eventi data dalla Morante, infatti, entrava in contrasto con le speranze rivoluzionarie della sinistra dell’epoca, suscitando le critiche di politici e intellettuali. Un successo determinato anche dalle sapienti scelte editoriali dell’autrice, del suo agente Erich Linder e da Einaudi: la prima edizione, infatti, fu realizzata in brossura, un formato economico che avrebbe permesso al libro di raggiungere il grande pubblico. Una scelta che venne sfruttata per la pubblicità, che annunciava che sarebbero state pubblicate 100mila copie, unita alla decisione di usare una copertina forte: la fotografia di Robert Capa che mostrava un bambino durante la Guerra Civile Spagnola sancì il successo del libro.
6 Spare del Principe Harry
Così atteso da essere diventato un caso letterario a pochissime settimane dall’uscita: Spare è stato tradotto in più 16 lingue, compreso il cinese, e ha venduto 3,2 milioni di copie con la prima tiratura (in Italia si parla di 100mila copie durante la prima settimana). Una biografia che apre le porte sul mondo dorato della famiglia reale inglese grazie alla penna di J.R. Moehringer, che ha svelato in un editoriale per il New York Magazine, come sono andate le cose tra lui e il principe Harry durante la stesura del libro, lamentando quanto le sue parole siano state travisate e manipolate. Qualsiasi sia la verità, la biografia-rivelazione del principe Harry è, forse, uno dei libri più di successo degli ultimi anni.
7 Storie della buonanotte per bambine ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo
Nessun libro è stato finanziato dal crowdfunding tanto quanto Storie della buonanotte per bambine ribelli. Si tratta di favole dedicate alle bambine e non solo: le protagoniste, infatti, sono le biografie di donne straordinarie, che si sono distinte perché uscite dagli stereotipi sociali. Nato come file digitale per gli iscritti alla newsletter delle autrici, è diventato un successo grazie al passaparola digitale, arrivando a raccogliere 675mila dollari in pochi giorni e, più in là raggiungendo il milione di dollari sulla piattaforma Indiegogo. Un successo autopubblicato che ha raggiunto la traduzione e la pubblicazione in oltre 40 lingue.
8 Gomorra di Roberto Saviano
Persino un successo come Gomorra – già caso editoriale per la vicenda narrata – può incontrare qualche difficoltà. Lo è stata la sentenza della Corte di Cassazione del giugno 2014, che ha riconosciuto lo scrittore colpevole di plagio per aver tratto ampia ispirazione da alcuni articoli pubblicati dalla Libra Editrice. Un caso rimbalzato sui giornali e online, che ha portato a schierarsi detrattori e supporter di Saviano, accrescendo il dibattito attorno al libro.